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Le sorelle Miralles all’inseguimento della realtà

Figlie di una realtà più inverosimile di una fiction

Intervista a Alicia Giménez-Bartlett che nel suo nuovo romanzo La Presidente racconta una sorta di sfida che la vede di nuovo accendere le luci del noir ma, per la prima volta, senza la presenza dell’ispettrice Petra Delicado. Una sfida ampiamente vinta e che avrà modo di arricchirsi di tanti altri momenti…

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Il pubblico dei lettori ha modo in questi giorni di fare la conoscenza con Berta e Marta Miralles, le due nuove protagoniste scese dalla mano di Alicia Giménez-Bartlett e raccontate ne La presidente (Sellerio editore), il nuovo romanzo della grande scrittrice spagnola, una sorta di sfida che la vede di nuovo accendere le luci del noir ma, per la prima volta, senza la presenza dell’ispettrice Petra Delicado. Una sfida ampiamente vinta e che avrà modo di arricchirsi di tanti altri momenti. 

Una storia tanto ben ideata e scritta, vuota di Petra ma ben piena di Alicia, che si è imposta da sola la scelta di scambiare due parole con l’autrice.

Da cosa è nata l’esigenza di dar vita due nuovi personaggi letterari che operano nel mondo in cui già si muove una “regina” del genere, l’ispettrice Delicado?

Ci sono tante donne attualmente nella polizia spagnola e tutte giovani. Mi interessava esplorare il modo di essere di queste nuove ragazze. Sembra che siano piuttosto diverse da quelle della generazione di Petra. A quel che mi è stato detto sono dotate di una maggiore vocazione e aggressività, adorano la loro professione.

Quando sono venuto a conoscenza della notizia ho anche pensato: vuoi vedere che la signora Delicado, forte del successo della sua autobiografia, non ha più bisogno di un’autrice e da ora in avanti li scriverà lei da sola le sue avventure.

Oh quanto mi piacerebbe! Mi libererebbe di un bel peso e di sicuro Petra lo farebbe meglio di me.

E come mai ha scelto una coppia di sorelle?

Mi sembrava una cosa originale. Inoltre le sorelle si conoscono bene, litigano ma si vogliono bene e possono suddividersi le spese della vita quotidiana, come ad esempio l’abitazione. Una soluzione che mi offriva molte possibilità narrative. 

Il caso si scopre a Madrid ma viene il tutto trasferito a Valencia, capoluogo di una regione di cui la donna assassinata era presidente, la Comunità Valenciana appunto. Necessario spostamento da Barcellona per evitare l’incrocio Delicado/Miralles o quella terra ha un che tutto suo che l’ha convinta ad ambientarci la storia?

Era necessario, la rete di corruzione su cui ruota il romanzo ha come base la Comunità Valenciana. Il personaggio di Vita Castellá è ispirato a Rita Barberá, sindaca di Valencia per molti anni che non si arricchì personalmente, ma creò una gran trama attorno a sé e permise tanti abusi. Al di là di questo, io ho studiato all’Università di Valencia e mi piace il modo d’essere dei valenciani. 

Lei è castigliana manchega eppure Madrid la tiene sempre dietro le quinte o, come in questo nuovo romanzo, semplice luogo del ritrovamento di un cadavere. Che rapporto ha con la capitale?

Mi piace la città, la apprezzo da sempre, però in questi ultimi anni si è trasformata in un enorme mostro: troppi abitanti, troppi

Incipit de La Presidente di Alicia Giménez-Bartlett, edito da Sellerio

centri di potere. Eppure, almeno una volta all’anno, io vado a Madrid. 

Berta e Marta Miralles vengono proprio gettate nell’indagine. Il Potere confida sulla loro inesperienza per affossare il caso. Come autrice, quali gli ostacoli e le insidie per licenziare una storia credibile?

La verosimiglianza di una storia ha le sue radici nel modo in cui viene ambientata e come viene raccontata. È ovvio che risulta difficile pensare che due giovani matricole riescano a mettere in imbarazzo la cupola della polizia di un Paese. Tuttavia, all’interno di un testo può risultare credibile. Una delle difficoltà che ho incontrato è stata proprio quella del racconto di quella verità da cui sono partita. Era talmente esagerata (si trova nelle emeroteche) che non sarebbe risultata credibile nel romanzo. 

Berta e Marta capiscono da subito la differenza tra l’ideale imparato nello studio e la realtà della strada che fa a polpette l’ideale insegnato in Accademia. Quale la loro prima qualità per trovare una sintesi tra teoria e vita concreta?

L’esperienza è sempre più importante della teoria, però conoscere la teoria aiuta a pensare e ad analizzare.

Ha in programma un tour in Italia per la presentazione del romanzo?

Sì, verrò tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo.

Corrisponde al vero la notizia che l’ispettrice Delicado non è in pensione e che presto avremo una sua nuova storia?

Non è in pensione. Sto scrivendo una sua nuova avventura. Penso di finirla a fine anno.

Corrado Ori Tanzi

1 Commento
  1. […] maschera dal doppio volto, può avere l’immagine del Lucifero trovato nelle opere passate alla storia oppure quello dell’autore che le propone. Consigliato non solo agli appassionati del […]

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