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Le schiave del sesso di Himmler

I bordelli di Himmler di Baris Alakus, Katharina Kniefacz e Robert Vorberg, edito da Mimesis

Via quindi, su ordine di Heinrich Himmler, alla costruzione nei campi di baracche del sesso, ornate di fiori alle finestre, con bagni all’interno, medico a disposizione, dove schiave sessuali arrivavano a dover subire sopra di esse, unica posizione ammessa, anche quaranta soldati o altri schiavi al giorno…

Non è vero che dell’universo concentrazionario nazista sappiamo tutto. O meglio, non proprio tutto è stato cercato, portato alla luce e studiato. Qualcosa ci è scappato dalla penna. Il corpo della donna ad esempio. La violenza su di esso  e non solo in virtù della sua razza od origine sociale. Il corpo della donna in quanto donna.

È questo l’oggetto della ricerca di Baris Alakus, Katharina Kniefacz e Robert Vorberg e raccolto nel volume I bordelli di Himmler, ora riproposto in un’edizione aggiornata da Mimesis (218 pagg, 18 euro) . Un testo fondamentale per cucire nella nostra memoria l’orrore e l’infamia del nazionalsocialismo prima e la vigliaccheria del mondo liberato poi.

La selezione

I bordelli di Himmler, Mimesis editore

Il reclutamento da parte del Reich di prostitute, lesbiche, ebree e criminali per soddisfare gli appartenenti alle SS (le più appetibili), i soldati semplici (quelle passabili) e gli stessi internati (quelle dichiarate brutte). Avete letto bene, gli internati. Per aumentare e incentivare la loro produttività tanto nei campi di concentramento quanto nell’industria bellica. Il maschio si deve soddisfare fu il principio guida (anche) del nazismo e quindi la forza lavoro deve necessariamente avere l’occasione di scaricare gli impulsi. Cosa fare? Semplice, procurargli donne dentro cui scaricarsi.

I bordelli

Via quindi, su ordine di Heinrich Himmler, alla costruzione nei campi di baracche del sesso, ornate di fiori alle finestre, con bagni all’interno, medico a disposizione, dove schiave sessuali arrivavano a dover subire sopra di esse, unica posizione ammessa, anche quaranta soldati o altri schiavi al giorno (soprattutto la domenica). Con, ma questo è certo l’aspetto meno orribile, l’esposizione della doppia morale: il nazismo combatte col carcere la prostituzione ma al contempo ne fa ampio uso per evitare problemi di ordine  interno.

Le donne venivano selezionate, sterilizzate forzatamente, provate (violentate) e poi messe a disposizione. A cucire l’intera operazione, la promessa che in sei mesi avrebbero conquistato la libertà, impegno che si rivelò poi non

Heinrich Himmler

corrispondente alla realtà visto che raramente qualcuna di quelle poverette uscì effettivamente dai campi.

Violenza parte seconda

Misero il loro destino. Ci furono casi di donne che scelsero volontariamente di prostituirsi per salvarsi e nel frattempo non subire angherie di ogni tipo da guardiani tedeschi e kapò e mangiare un po’ di più di quanto venisse “sfamata” un’internata, scelta che fece guadagnare loro il disprezzo del campo. Poco o niente se confrontate con l’indifferenza con cui l’intero gruppo di donne venne accolto una volta finita la guerra (per decenni e decenni fu negato loro lo status di vittime), la loro vergogna postuma e il silenzio che la accompagnò. Tanto a Ovest quanto a Est. Retaggio dell’infame dogma che se una donna subisce violenza se l’è cercata ed è lei che deve essere espulsa dal gruppo.

Il coraggio e la pervicacia di alcune riuscirono a far scrivere meglio la Storia. Questo testo è uno degli esempi più alti di merito civile che il mestiere di storico può offrire a chi lo esegue con valore. Una medaglia d’oro.

Corrado Ori Tanzi

 

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