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Entriamo con Warren Zanes nella tela nera di Bruce Springsteen

Liberami dal Nulla edizioni Jimenez

E’ un testo fondamentale per entrare nel big bang che non si è limitato a cambiare il cammino di un uomo. Con la presenza al fianco del Boss che lo ospitò a casa sua, Zanes, da musicista anch’egli e anch’egli dotato di ottima penna, affronta questo dipinto musicale che dà del tu alle tele più nere di Burri e Pollock…

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Un registratore a quattro piste Teac 144, una cassetta Maxell, due microfoni Shure 57, la Gibson J-200, un glockespiel un pugno di strumenti percussivi. La sedia ai piedi del letto in una stanzetta con la moquette arancione di un piccolo appartamento a Colts Neck, borgata nella contea di Monmouth, New Jersey.

Voce e chitarra di un musicista che in tutto e per tutto è ormai una rockstar e sul quale le aspettative sono enormi. Quel musicista però sta vivendo un gran brutto momento, eroso da un esaurimento esistenziale che negli anni si trasformerà a puntate recidive in qualcosa di più profondo. Infatti scrive e canta canzoni che parlano di manganelli, omicidi, sedie elettriche, autostrade infernali, automobili usate fonte di imbarazzo, torri radio, ergastoli camuffati, ricordi d’infanzia che tagliano lentamente, fratelli incapaci di non autodistruggersi ma pur sempre fratelli.

Niente come prima

Bruce Springsteen

Canzoni scritte per la sola esigenza di svuotarsi. Non devono diventare un album. Ma dieci di esse invece lo diventano. Così come registrate. Il musicista si chiama Bruce Springsteen e quella cosa in vinile che porta il suo nome ha per titolo Nebraska. Inizia con una frustata d’armonica e si chiude dopo dieci brani con una domanda che sintetizza il vuoto della vita.

È il 30 settembre 1982. Niente nella vita di Springsteen sarà più come prima.

Nebraska ora è un viaggio che Warren Zanes, ex leader dei Del Fuegos, ha confezionato in un libro. Una perla che dà luce a una gemma oscura. Liberami dal Nulla (Jimenez, 280 pagg, 22 euro)  è un testo fondamentale per entrare nel big bang che non si è limitato a cambiare il cammino di un uomo. Con la presenza al fianco del Boss che lo ospitò a casa sua, Zanes, da musicista anch’egli e anch’egli dotato di ottima penna, affronta questo dipinto musicale che dà del tu alle tele più nere di Burri e Pollock.

Uno studio sulla fallibilità umana

Le radici dell’opera e il “dopo” dell’autore sono i due occhi di Zanes. Appoggiandosi alle arti che filtrano nelle

Liberami dal nulla di Warren Zanes

composizioni (i film di Terrence Malick e Charles Laughton, i racconti di Flannery O’Connor, ad esempio), guidato dalla memoria di Springsteen, entriamo in queste canzoni asciugate con melodie ridotto all’osso che passarono di bocca in bocca stante la pressoché totale mancanza di promozione. Nebraska è uno studio sulla violenza, lo sguardo di un isolamento in cui semplicemente non c’è posto. Non c’è posto per il sentimentalismo, per il riscatto, per la speranza perché l’estraniamento da sé, dagli amici e dalla società intera porta solo alla volontà di essere invisibile, un fantasma testimone della fallibilità umana.

Un compositore di prim’ordine

L’album, preso nella sua unità, si presta a molteplici livelli di comprensione che, ascolto dopo ascolto, ci regalano una ricchezza infinita. Non è la prima volta che Nebraska si presta a essere trattato letterariamente o come saggio, David Burke e Tennessee Jones si sono in passato accostati con successo a questa cenere che non smette di restare incandescente. Ma mancava un testo come Liberami dal nulla (verso ripetuto in due canzoni distinte dallo stesso Springsteen nell’album) che, tra l’altro, mette in evidenza la grandezza di Springsteen come compositore, sempre considerata di riflesso a quella di performer. Pagine di un tragitto umano pieno di sangue. Un libro chiuso Nebraska. Quello che sarebbe successo dopo non avrebbe però mai smesso di alimentarsi nelle radici di ciò che successe in quella casa con la moquette arancione.

Corrado Ori Tanzi

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