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Le muse del jazz

Un libro dedicato a 68 personaggi femminili che hanno ispirato alcune delle composizioni più belle del jazz

Pensare alla musica come una matrioska vi può sembrare bizzarro, ma ogni brano e composizione non vive solo di musica (sempre) e parole (a volte): quella è solo la parte più interna della matrioska…

Pensare alla musica come una matrioska vi può sembrare bizzarro, ma ogni brano e composizione non vive solo di musica (sempre) e parole (a volte): quella è solo la parte più interna della matrioska.

Vanni Masala e Marilena Pasini

O se volete ribaltare la prospettiva, la parte più facilmente raggiungibile, nell’aspetto sensoriale. Così la composizione si porta dietro l’interpretazione del musicista, la scrittura dell’autore, l’ispirazione di quest’ultimo, la sua educazione culturale, il contesto sociale, e molto altro ancora.

Insomma un brano non è solo quello che senti; e su questo “contorno” si sono scritti molti volumi, dai più banali “instant book” legati al cantante o gruppo del momento, ai tomi voluminosi opera di grandi studiosi.

Le muse del jazz

Le muse del jazz”, edito dalle Edizioni Curci, forse parte proprio da questa riflessione, che Vanni Masala (giornalista ed esperto di jazz) e Marilena Pasini (illustratrice) fanno loro per confezionare un libro dedicato a 68 personaggi femminili che hanno ispirato alcune delle composizioni più belle del jazz (ma non solo). La prefazione è di Ornella Vanoni.

Le protagoniste

Le protagoniste hanno nomi (e soprannomi) di donne famose e no, e i brani a loro dedicati hanno avuto più o meno fortuna. Nella

Le Muse del Jazz

galleria proposta da Masala/Pasini troviamo un vasto “menù” tutto al femminile: mogli e amanti, principesse e assassine, eroine e spettri, schiave e giornaliste, scrittrici e ballerine, musiciste e uomini che amavano vestirsi da donna: alcune realmente esistite, altre frutto della fantasia. 

Si passa così dalla storia di Barbara Allen protagonista di una ballad originaria del XVII secolo e ispirazione per la tromba di Dave Douglas; a quella di Juana Azurduy, rivoluzionaria e guerrigliera boliviana, eroina di un brano di Ariel Ramirez ripreso da Mercedes Sosa e Gato Barbieri.

Per arrivare poi a Minnie the Moocher resa famosa da Cab Calloway; e ancora alla schiava cantata da Nina Simone nel brano “Sister Sadie” (denuncia del razzismo che imperversava, ma succede ancora oggi, negli Stati Uniti; e a Florence (protagonista del film “Ascenseur pour l’èchafaud”), ruolo interpretato di Jeanne Moreau, a cui Miles Davis presta la sua tromba per sottolineare il girovagare tormentato per le strade di Parigi, 

A questi esempi si aggiungono quelli di molte altre i cui nomi sono entrati nella storia del jazz: Audrey, Cousin Mary, Sophisticated Lady, Laurie, Liza, Satin Doll, Stella by Starlight, Waltz for Debby

Il tutto raccontato attraverso una scrittura leggera ma mai banale, con la ricerca dell’aneddoto che vuole educare e non scioccare, e dove le illustrazioni fanno da supporto fondamentale. 

A compendio di questo libro, si può accedere, attraverso un QR Code, a una playlist per l’ascolto delle composizioni citate.

Le illustrazioni di Marilena Pasini contenute nel libro, sono anche le protagoniste di una mostra che si apre l’ 11 febbraio (e proseguirà fino al 30 aprile) presso il Jazz Club Ferrara.

Riccardo Santangelo

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