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Marco Pezzali, un po’ più in là per esprimere la sua musica

Intervista a uno dei quattro allievi del CPM Music Institute di Milano

Il brano Un po’ più in là, candidato a diventare l’inno delle prossime Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 (decisione sabato 5 marzo) e portato sul palcoscenico dell’ultimo Festival di Sanremo da Malika Ayane è stato composto da quattro allievi del CPM di Milano. Un brano così, frizzante e maturo…

Forse non proprio come ce la raccontano. Forse non è proprio vero che le nuove generazioni siano prive di curiosità, tensione morale, abilità manuale, capacità di farsi sorprendere da ciò che la bellezza ha depositato sul pianeta in millenni di storia.

E non è vero che manchino i nuovi musicisti. Solo che bisogna andarli a scovare. Perché nella contemporaneità che ha abbattuto le frontiere globalizzando la terra, il paradosso è che gli spazi per chi vuole esprimersi con uno strumento musicale si sono via via parcellizzati.

Allievi del CPM Music Institute

Un po_ più in là (Milano Cortina 2026)_ da sinistra Franco Mussida, Marco Pezzali, Giovanni Muggeri, Veronica Gori, Gaetano Dino Chirico

Prendiamo ad esempio quattro allievi del CPM Music Institute di Milano, la celebre scuola di musica fondata quasi quarant’anni fa da Franco Mussida. Loro si chiamano Gaetano Dino Chirico (Reggio Calabria, 29 anni), Veronica Gori (Vimercate, 21 anni), Giovanni Muggeri (Busto Arsizio, 23 anni) e Marco Pezzali (Brescia, 21 anni), studenti del terzo anno del corso di Writing&Production. Hanno composto il brano Un po’ più in là, candidato a diventare l’inno delle prossime Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 (decisione sabato 5 marzo) e portato sul palcoscenico dell’ultimo Festival di Sanremo da Malika Ayane. Un brano così, frizzante e maturo nella sua coloratura è la prova che, insegnate le radici, poi tronco e e rami crescono da sé.

Abbiamo raggiunto Marco Pezzali.  

Quanto ci avete messo per comporre Un po’ più in là?

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Abbiamo iniziato a settembre e terminato a metà novembre. Volevamo qualcosa che rispettasse lo spirito olimpico ma che al contempo accomunasse gli atleti e noi nella vita di tutti i giorni. Ci siamo trovati attorno a un pianoforte e abbiamo iniziato a provare qualche idea. Una volta trovata la melodia l’abbiamo perfezionata col testo e il brano è emerso da solo.

Voi quindi non siete una band in senso stretto.

No, non siamo una band, ma quattro amici che studiano al CPM. Avevamo già lavorato per un progetto in comune, creare una

CPM allievi brano Un po’ più in là (Milano Cortina 2026) da sinistra Marco Pezzali, Gaetano Dino Chirico, Veronica Gori, Giovanni Muggeri

voce sonora per dei testi letti che partecipavano a Note e Parole all’interno del Campiello Giovani, ma ciascuno singolarmente. Questa è stata la prima volta che abbiamo convogliato le nostre forze per creare un brano tutto nostro.

Com’è avvenuto il connubio con Malika Ayane?

Lo abbiamo saputo una settimana prima del Festival. Una sorpresa che naturalmente ci ha fatto felici. E ancor più felici quando abbiamo ascoltato Malika interpretarla dal vivo all’Ariston. Si è proprio calata nelle vene del pezzo vestendolo con la sua inconfondibile voce.

Avete avuto la possibilità di conoscerla personalmente?

Solo con una diretta via Instagram. Ci ha fatto i complimenti per la maturità della canzone ed è stato per noi del tutto naturale interagire con lei, gentile e disponibile come se non fosse un’interprete sulla breccia da un bel po’ di anni.

Per quanto ancora allievo, si considera comunque già un musicista?

Marco Pezzali allievo CPM Music Institute

Io sento che questa è la mia via, ma mi considero ancora uno studente. Lavoro per imparare sempre di più e perfezionare la mia conoscenza e la mia tecnica.

Qual è il suo strumento?

Compongo al pianoforte.

E quali i suoi punti di riferimento musicali?

Vengo dall’hip hop, quello è il mio imprinting. Se proprio devo fare un nome cito J Dilla, un nome molto importante nell’ambiente anche se purtroppo non c’è più. Ma, visto che al CPM siamo stimolati ad ascoltare più musica possibile di più generi possibili, ho avuto modo di apprezzare i Queen per la loro enorme preparazione armonica e per come abbiano saputo comporre dei pezzi raffinatissimi. E dico anche Quincy Jones, l’anima dietro Michael Jackson.

Quindi siete “costretti” a farvi un retroterra musicale.

Sì, ci insegnano che un musicista non deve avere preclusioni musicali. Quindi giù con musica classica, jazz, funky, r.n.b, musica da film…

Come si trova al CPM?

È un ambiente molto stimolante e produttivo. Ho la fortuna di avere insegnanti eccelsi come Diego Maggi, Mell Morcone, Fabio Nuzzolese che sono quanto di meglio un giovane possa chiedere per la crescita personale e per imparare a lavorare insieme ad altri colleghi.

E poi Franco Mussida. Per noi diversamente giovani e amanti della musica è un guru, un eroe.

Ovviamente. Io lo conoscevo di fama, sapevo che si trattava di un musicista sbalorditivo e ne ho avuto la conferma una volta

Un po’ più in là (Milano Cortina 2026) da sinistra Gaetano Dino Chirico, Giovanni Muggeri, Veronica Gori, Marco Pezzali

entrato al CPM. Quando prende in mano la chitarra, rimaniamo ogni volta stupefatti. Se poi aggiungiamo che, dal punto di vista personale, non manca mai di essere disponibile con noi allievi e di darci tutto il supporto possibile, capisci come noi giovani ci possiamo sentire.

Che strada compositiva sta prendendo?

Ora sono impegnato a studiare e ricercare di conoscere il più possibile il mondo delle colonne sonore. Musiche per immagini, film o cortometraggi. Sto approfondendo questo tipo di studio perché mi affascina e percepisco quanto la mia sensibilità venga stimolata da questo tipo di espressione sonora, la sua forma, la coloritura, il timbro, l’armonia…

È per l’ascolto liquido o fisico della musica?

Io uso entrambi, ma quando sono a casa e ascolto musica non c’è dubbio che utilizzi il mio impianto. Fuori dall’ascolto di un concerto, il supporto fisico non ha avversari se vuoi apprezzare la musica e non semplicemente avere un rumore di sottofondo.  Che sia vinile o cd non importa. Vedo con piacere che il vinile è ormai tornato alla grande sul mercato e anche i giovani lo hanno scoperto. È un godimento ascoltare un album in studio o dal vivo con un buon impianto. E poi vuole mettere il piacere di averlo in mano?

Magari col suo nome in copertina. Un disco tutto suo.

Magari… Oh, non me lo faccia pensare!

Corrado Ori Tanzi

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