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Antonio Lotti e il Crucifixus

Per tre minuti ci fa sentire più vicini a Dio

Poco più di tre minuti. Quanto basta per sentire che il mondo si è fermato. Un incastro di voci che ripete a seguire il medesimo verso. Crucifixus etiam pro nobis
sub Pontio Pilato passus et sepultus est. Vale a dire: Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto…

Il Crucifixus di Antonio Lotti è una polifonia vocale di cui si coglie immediatamente l’unità dolorosa, voci che si alzano e si abbassano in un’unione che firma il dramma e la liberazione del Cristo.

I bassi escono dall’ increato, potenti, solenni, con parabole vocali lunghe e quando intervengono le altri voci è un librarsi di dissonanze che si scontrano e rimangono sospese tanto è la delicatezza con cui si chiudono.

Antonio Lotti

Antonio Lotti by Lorenzo Giovanni Somis

Antonio Lotti, c. 1667 – 1740, scrisse il Crucifixus in più versioni per numero differente di voci (4-5-6-8-10) , che s’impilano una sulle altre in una stratificazione sempre più spessa della tensione uditiva. 

Una meraviglia con ben pochi uguali nella storia della musica. La macchina umana che ha la forza di bloccare tempo e spazio dentro cui noi ci muoviamo, cresciamo e arriviamo alla fine del nostro passaggio terreno.

Come colui a cui è rivolto il brano. Noi come lui, noi come parte del divino. Quale in realtà siamo.

E nella commozione per l’ascolto, se siamo in grado di svolgere il film del nostro passato significa che anche noi siamo un pezzetto di questa crocifissione che libera col sangue, le grida, la sofferenza, l’ansia, un’esistenza intera. La nostra. 

La nostra esistenza che si quieta davanti alle strisce di voci gravi e leggere che appaiono, si avvicinano a noi per venirci a sollevare piano piano, ci fanno guardare il mondo dall’alto e poi ci riportano a terra svanendo con delicatezza in un soffio, una piuma che chiude il suo volo. 

Per tre minuti e qualcosa siamo stati più vicini a Dio.

Corrado Ori Tanzi

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